21 gennaio 2009

Equivita - notiziario n. 18

Roma, gennaio 2009
In un momento di crisi così profonda come quella economica, energetica, ambientale e climatica che investe oggi il mondo intero, è più difficile degli altri anni, per me, scrivere questo Notiziario usando il mio abituale ottimismo, quello necessario a portare avanti gli ideali che ci siamo prefissi e che oggi è più che mai indispensabile perseguire.
Eppure ritengo che possiamo, usando molto coraggio e una visione proiettata nel futuro, vedere questa crisi come un evento positivo: vederla come un’indispensabile fase di transizione, come un’occasione, unica quanto rara, di cambiare infine il mondo.
I nostri leader politici hanno creduto fino ad oggi di poter governare il pianeta sposando le richieste dei poteri economici, adottando l’ideologia neoliberista (che io chiamerei “legge del più forte”) e quella delle privatizzazioni, in cui tutto - dai beni comuni (come l’acqua, le piante e gli animali), fino ai servizi sociali (conquistati dai cittadini con secoli di lotte in difesa dei diritti umani) - doveva essere trasformato in merce di proprietà privata e doveva creare profitto.
Questo ha favorito solo un’esigua minoranza, la cui ricchezza aumentava, mentre altrove cresceva a dismisura la povertà. Alcuni hanno creduto, in buona fede, che lo sviluppo tecnologico ed economico, pur se incurante dei danni ambientali e sociali (rimediabili dopo… essi dicevano) avrebbe aiutato la democrazia ed il benessere generale.
Ma oggi anche i nostri leader hanno scoperto che il danno fatto ai tanti, più deboli, si è trasformato, quale gigantesco boomerang, in danno fatto a tutti. Oggi sappiamo che solo un’inversione di rotta a 180 gradi potrà frenare la crescita della disoccupazione e della fame (pure nei paesi ricchi), potrà impedirci di assistere, anche nei gelidi mesi invernali, allo sbarco di migliaia di clandestini in cerca di sopravvivenza sulle coste italiane … potrà salvarci tutti quanti.
Seguendo una sola strada: una politica ed economia mondiali totalmente rinnovate, basate sulla giustizia globale e la tutela dei più deboli. La democrazia non dovrà, non potrà più essere, come dice George Monbiot, (L’era del consenso) “confinata nello stato nazionale, bloccata alla frontiera, con la valigia in mano, senza passaporto …”, ma dovrà essere il pilastro delle istituzioni internazionali, prima di ogni altra del WTO (ovvero Organizzazione Mondiale del Commercio, che Susan George definisce “un cavallo di Troia nella Città della democrazia”).
Noi vorremmo sostituire il WTO con il WSO o “Organizzazione Mondiale della Solidarietà”… Ci sostiene in questo pensiero Edgar Morin, famoso sociologo francese, che ritiene indispensabile un ritorno all’etica: “Oggi bisogna cambiare l’egemonia della quantità in favore della qualità e di beni immateriali come l’amore e la felicità” (la Repubblica, 29/12/08). “La cultura materialista, egli dice, avrà un declino inesorabile e sarà sostituita dalla cultura dell’immateriale, che è anche l’unico modo che consentirà a tutti di vivere sulla stessa terra”. In questo senso, gli ideali per i quali ci siamo sempre attivati potranno e dovranno subire una spinta positiva.
Infatti, anteporre la difesa della salute pubblica agli interessi delle industrie chimiche, privilegiare la tutela della biodiversità e il nostro diritto ad una scelta alimentare naturale rispetto all’espansione degli Ogm voluta dalle aziende biotech (con il fine di controllare, attraverso i brevetti, il mercato del cibo) saranno le scelte logiche e spontanee della nuova visione della nostra società, che già, in qualche modo, in mezzo a mille difficoltà e contraddizioni, si sta facendo strada. Nel corso del 2008 l’impegno di EQUIVITA è continuato sia sul fronte prioritario della sperimentazione animale (e quello ad esso strettamente collegato della difesa della nostra salute dalle sostanze tossiche) che sul fronte, ormai storico, delle biotecnologie (per frenare l’uso improprio degli Ogm ed i brevetti sul vivente). I) La sperimentazione animale:L’evento più importante organizzato quest’anno da EQUIVITA (con il Movimento Ecologico Nazionale UNA e Animalisti Italiani), la conferenza “Vivisezione o scienza: la verità viene a galla”, si è svolto nella sontuosa cornice della sala “Pietro da Cortona” dei Musei Capitolini, in Campidoglio, messa a disposizione per noi dalla nuova Amministrazione Comunale di Roma (ricordiamo che il sindaco Alemanno fu, quale Ministro dell’Agricoltura, nostro ottimo alleato nella lotta anti-Ogm).
Nel corso della conferenza è stato assegnato il Premio Pietro Croce per l’abolizione della Sperimentazione Animale, 2a edizione (offerto dal Movimento UNA e da Animalisti Italiani). La scelta unanime della giuria è andata al progetto “Contributo della Chimica per il Superamento della sperimentazione animale” , del Prof. Luigi Campanella, ordinario di Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali e preside emerito delle Facoltà di Scienze a “La Sapienza” di Roma, oltre che attuale Presidente della Società Chimica Italiana, “per avere indicato un filone di ricerca sostitutivo della sperimentazione animale, che, basato sull’utilizzo di cellule umane in coltura e di sistemi enzimatici, applica chimica e biologia per fornire informazioni sicure e veloci sulla tossicità di nuovi composti”.
Il Prof. Adolfo Panfili, presidente AIMO, aprendo la conferenza, ha illustrato l’importanza dell’attuale momento storico per la ricerca, mentre l’Assessore all’Ambiente, dott. Fabio de Lillo, lodando tutta la nostra attività, ha promesso per l’anno prossimo massima accoglienza dal Comune e anche partecipazione concreta al Premio Croce.
Sono poi intervenuti il dott. André Ménache (direttore di Antidote Europe), il nostro presidente prof. Gianni Tamino e la dott. Chiara Scanarotti dell’Università di Genova (del gruppo di lavoro della Prof. Susanna Penco) che, nel riscuotere la seconda tranche del Premio Croce 2007, ha illustrato lo studio sulla produzione nel corpo umano delle citochine in presenza di agenti irritanti.
Il neo-premiato Prof. Campanella ha chiuso la conferenza esprimendo la sua soddisfazione per avere raggiunto un obbiettivo per lui prioritario: dare un contributo alla fine totale della sperimentazione animale. Luigi Campanella ha spiegato che questo metodo di ricerca non è più considerato valido nei test di tossicità per ben tre ragioni:
1) come insegnano le nanotecnologie, la risposta differenziale (dunque delle singole cellule), che può essere studiata in vitro, vale, in un organismo, più di quella integrale.
2) Le risposte dei test su animali sono troppo lente per le odierne esigenze di sicurezza e per le frequenti situazioni di allarme.
3) Il trasferimento dell’informazione da un tipo di cellule all’altro (o da una specie all’altra) comporta incertezza nella riposta.L’occasione del Premio Croce ci ha permesso anche di parlare dell’importante Protocollo d’Intesa (MOU) firmato a Boston il 15 febbraio scorso - in occasione del congresso dell’Associazione Americana per l’Avanzamento delle Scienze, AAAS – dalle tre più importanti agenzie di ricerca e di controllo statunitensi: il National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS), il National Human Genome Research Institute (NHGRI) e la Environmental Protection Agency (EPA), per un grande progetto quinquennale di tossicologia cellulare.
Con questa iniziativa, riportata dalla rivista “Science” (15/2/08), gli USA hanno messo in atto quanto suggerito a luglio 2007 dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (NRC) con il Rapporto “Tossicologia del XXI secolo” (vedi nostro Notiziario N° 17).“La tossicologia cellulare e tossicogenomica si basano, ha spiegato Francis Collins, direttore del NHGRI, sull’osservazione in vitro della reazione delle cellule ad una molecola. Non servono cavie, ma linee cellulari umane. Si studiano le reazioni del materiale genetico cellulare dopo avere applicato – a concentrazioni e per durata di tempo variabili – la sostanza da analizzare su ogni tipo di cellule (renali, epatiche, pancreatiche, cerebrali, ecc).
Come riporta “Science” (15/2/08), e come sostiene da sempre uno dei promotori della tossicogenomica, Claude Reiss, presidente di Antidote-Europe, “l’enorme interesse di questo metodo sta anzitutto nel suo alto livello di automazione e di rapidità, che riduce immensamente i costi”. Scrive “Le Monde” nell’articolo “La tossicologia prepara la sua rivoluzione cellulare” (19/2/08): “Mentre prima si potevano effettuare in un anno dai 10 ai 100 test tossicologici (sui roditori), con la tossicogenomica si possono portare a termine più di 10.000 test in un solo giorno”.
Ciò consente di salvare le vite umane, consente la vera prevenzione. Questa richiede infatti l’analisi delle innumerevoli sostanze potenzialmente tossiche che sono intorno a noi e anche delle loro tante combinazioni (fino ad oggi impossibili da valutare) che causano il costante aumento di malattie quali cancro (specie nei bambini, vedi cover-story “SOS BAMBINI: diossina e tumori”, l’Espresso 18/12/08), Alzheimer, Parkinson, sterilità, malformazioni, asma, ecc. II) La difesa della nostra salute dalle sostanze tossiche: Chi, trascurando strumenti tanto efficaci, continua a valutare la tossicità sul “modello animale”, ormai da tutti riconosciuto come poco affidabile, pecca di grande irresponsabilità.
Fin dai primi dibattiti sul testo del Regolamento Europeo REACH (per la Valutazione e Autorizzazione delle Sostanze Chimiche immesse nell’Ambiente, già varato il 1/6/07), abbiamo tentato, organizzando conferenze e conferenze stampa, sia in Italia che a Bruxelles, di introdurre questo concetto nella legislazione europea (vedi gli ultimi nostri Notiziarii). Il 12 febbraio del 2008 Claude Reiss (per Antidote Europe) e la sottoscritta (per Equivita) abbiamo ottenuto un incontro a Bruxelles con il Vice-Presidente della Commissione Europea, On. Franco Frattini, che è stato da noi aggiornato sulle grandi innovazioni avvenute negli USA con il Rapporto “Tossicologia del XXI° secolo” del National Research Council.
Il Commissario ha prestato la massima attenzione al tema ed ha promesso di interessarsi al ricorso presentato da Antidote alla Commissione Europea in merito alla validazione della tossicogenomica. Per noi è stato importante anche proseguire, nel 2008, la campagna contro l’uso improprio degli insetticidi (o pesticidi) e sostenere gli apicoltori in protesta per la moria delle api. Malgrado le tante promesse di una imminente ordinanza contro le disinfestazioni insetticide, nessuna decisione è giunta dall’assessore all’Ambiente della Regione Lazio.
Un grazie caloroso va invece al Sottosegretario alla Salute del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Francesca Martini, per la sua coraggiosa ordinanza contro i neonicotinoidi usati in agricoltura, responsabili della recente grave moria delle api. Ci auguriamo possa proseguire tutelando la nostra salute, anche da altri pericolosi pesticidi. III) Sul fronte degli Ogm e dei brevetti sul vivente.
La nostra attenzione è stata sempre vigile e siamo intervenuti in molte occasioni, come ad esempio: a) Nell’opporci alla clonazione animale, autorizzata negli USA per gli allevamenti (“bistecca clonata”). La proposta di questo metodo di riproduzione nasconde sempre la volontà di avviare una “produzione industriale” di animali che hanno subito una modifica genetica per produrre più carne, o più latte, o più lana o altro (la clonazione non offre vantaggi con le specie tradizionali, mentre è la sola maniera per conservare inalterati, nella discendenza, dei caratteri genetici artificialmente introdotti: è dunque necessaria per animali gm).
La clonazione consente dunque, a chi detiene i brevetti degli animali modificati, di conquistare, attraverso questi brevetti, l‘immenso settore della zootecnia nel mercato del cibo. Con ulteriore danno per la sovranità alimentare dei popoli e per la loro sicurezza alimentare, messa a repentaglio sia per la qualità (è sempre stato riconosciuto, anche da Ian Wilmut, creatore di Dolly, che gli animali clonati hanno problemi di salute), sia per la disponibilità (a causa della riduzione della biodiversità, ovvero del numero di specie utilizzate).
A questo occorre aggiungere che le “fabbriche di animali” rischiano di aprire il nostro futuro ad un “Nuovo Mondo” simile a quello descritto da Aldous Huxley, in cui, una volta strappato il consenso anche alla clonazione umana (di cui alcuni scienziati già discutono in segreto) alle fabbriche di animali si aggiungeranno le “fabbriche di bambini”.
Ma fortunatamente l’Unione Europea non ha seguito questa volta l’esempio degli Stati Uniti ed ha per ora espresso parere negativo sulla “bistecca clonata”.
b) Nel monitorare il lavoro dell’EFSA, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ripetutamente criticata per i pareri troppo favorevoli alle varietà di mais e di altre sementi geneticamente modificate.
c) Nell’opporci all’ormai ciclico (e ridicolo) rilancio degli xenotrapianti (trapianti di organi di animale nell’uomo) inattuabili per numerose ragioni, non ultimo il rischio che con il trapianto, accompagnato sempre dall’uso di immunosoppressori, i virus sconosciuti, latenti nell’animale, acquisiscano nuova virulenza e scatenino epidemie incontrollabili nell’uomo.
d) Nell’opporci alla creazione di bambini geneticamente modificati (in UK è stato approvato il “Human Fertilization and Embriology Bill” ed è già nata la prima bambina modificata per prevenire un tumore …). Si tratta di un vero salto nel buio per quanto riguarda l’eugenetica e il futuro della nostra specie.
e) Nel dare il nostro forte contributo (raccolta di firme e organizzazione di una manifestazione parallela a Roma) a Greenpeace e No patents on life, che a Monaco di Baviera hanno protestato il 23 ottobre davanti all’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) contro i brevetti rilasciati non più soltanto su piante modificate, bensì anche su piante convenzionali. Questa è infatti l’ultima frontiera di una politica detta neoliberista, ma in verità liberticida, causa del perenne aggravarsi della fame nel mondo. Il caso preso in esame è il brevetto già rilasciato dall’EPO sul broccolo non-gm (EP1069819B1), che è stato impugnato da Greenpeace. Un giudizio verrà emesso dall’Alta Corte dell’EPO (Corte non certo indipendente!). Esso fisserà i criteri per i brevetti sulle varietà tradizionali …. e potrebbe rappresentare un nuovo passo, molto grave, verso un’economia internazionale di soprusi, che certamente potrà aggravare, anziché risolvere, l’attuale crisi economica.
f) Nell’esprimere solidarietà, attraverso lettere e raccolte di firme, alla battaglia solitaria che conduce, all’interno della Commissione Europea, il Commissario all’Ambiente Stavros Dimas contro un’apertura agli Ogm. Cogliamo l’occasione per dire che il lavoro recente ed eccellente di Stavros Dimas si è sommato al lungo ed instancabile lavoro sugli Ogm che il nostro Comitato (già CSA, Comitato Scientifico Antivivisezionista) ha portato avanti, sin dai primi anni ’90, insieme a tante altre ONG, grandi e piccole, riunite in coalizioni e movimenti di scienziati, per informare i cittadini europei, e poi del mondo intero (in grande maggioranza del tutto ignari) ed interpretando il loro comune sentire. Riuscendo poco a poco a far crescere la consapevolezza, e creando in tal modo un forte movimento globale di dissenso.
Facendo salva la ricerca genetica, utile e necessaria, come pure l’uso degli Ogm in ambiente confinato e controllato (controllato anche sotto il profilo etico), il nostro movimento ha sempre energicamente contestato l’introduzione degli Ogm nell’ambiente, in quanto non se ne potevano prevedere gli effetti. Ancora oggi questi effetti sono in grande parte sconosciuti, ma si sono molto spesso rivelati, come temevamo, dannosi per l’ambiente e la salute. Abbiamo inoltre sempre messo in evidenza come, sulle comunità più deboli e più povere, gli Ogm producessero gravi danni economici e sociali, dovuti soprattutto alle nuove leggi brevettuali che hanno accompagnato la loro comparsa sul mercato e che privatizzavano il “bene comune” più importante: la materia vivente del pianeta
Dopo la sconfitta subita nel 1998 con il varo della direttiva europea 98/44, detta “dei brevetti sulla vita” (approvata malgrado il nostro CSA e “Dierenbescherming” avessero ottenuto il ricorso contro di essa da Olanda, Italia e poi Norvegia), il cittadino europeo riuscì a farsi riconoscere (quanto meno…) il diritto alla ”libera scelta alimentare”, ovvero la possibilità di accedere alle colture tradizionali. Nel 1999 fu approvata una moratoria di 5 anni all’introduzione degli Ogm.
Seguì l’elaborazione di un intricato sistema di direttive e regolamenti, per l’etichettatura e la “tracciabilità” degli Ogm negli alimenti. Pur se la moratoria è durata altri cinque anni, non si sono mai potute elaborare le indispensabili regole di “coesistenza” (tra colture tradizionali e quelle Ogm), la coesistenza essendo stata definita impossibile (a causa del forte potere inquinante degli Ogm) da tutti gli scienziati, inclusi quelli della Commissione. La soluzione adottata dall’UE è stata dunque quella di ‘scaricare’ le regole di coesistenza, quale ‘patata bollente’, sui Governi degli Stati Membri. L’ultimo capitolo, ad oggi, di questa lunga storia è la riunione del Consiglio dei Ministri Europeo del 4 dicembre scorso. Il Consiglio doveva, nel prendere alcune importanti decisioni, dare risposta alla lunga attesa di autorizzazioni agli Ogm delle aziende biotech.
Malgrado la temuta pressione di Gran Bretagna, Germania (e loro industrie), il Consiglio dei Ministri, pressato dai nostri appelli e messaggi (si dice siano stati 70.000!), ha adottato una linea complessivamente cauta e restrittiva. Questa prevede, tra i punti più importanti:
1) La riaffermazione del Principio di Precauzione, con richiesta di valutazioni molto più severe riguardo ad impatto ambientale e tossicità per l’uomo, soprattutto per gli erbicidi e per gli Ogm che, producendo pesticidi, sono da considerare come pesticidi chimici.
2) La revisione, per il 2010, delle procedure adottate dall’EFSA. Per la prima volta vi è anche la richiesta di una valutazione da parte di scienziati indipendenti e da parte delle ONG, nonchè l’appello ad una collaborazione e ad un coordinamento tra tutti gli scienziati. Gli Stati membri avranno in questo un ruolo importante e le regole più restrittive adottate da uno Stato dovranno essere estese a tutti gli altri.
3) L’autorizzazione alle zone Ogm-free (zone che si dichiarano “libere da Ogm”, che ricoprono già grande parte del territorio europeo, ma non avevano fino ad oggi riconoscimento dalla UE).
4) Una valutazione degli effetti socio-economici: questi devono essere presi in attento esame e produrre “decisioni imparziali”.
5) Il libero accesso all’informazione per gli scienziati e la trasparenza per i cittadini.
6) Un limite delle soglie di tolleranza per presenza di Ogm che non dovrà superare, nelle sementi, la percentuale rilevabile.Il temuto colpo di mano di Germania e Gran Bretagna per un'apertura agli Ogm sembra sventato e possiamo rallegrarci del lavoro fatto.
Dobbiamo tuttavia stare ancora all’erta anziché cantare vittoria … Una volta affermati i principi, il Consiglio dei Ministri dovrà ancora completarne, in alcuni casi, le applicazioni pratiche, e la lunga esperienza insegna che i modi diversi di interpretare la legge consentono talvolta di far rientrare dalla finestra ciò che si è tenuto fuori dalla porta … L’immagine che a mio parere descrive la nostra situazione, e che deve servirci da incitamento a continuare, è quella del coraggioso bambino olandese, di nome Hendrick, che tenne un dito infilato nella falla della diga e, sopportando al buio, per molte ore, il freddo e la fatica … riuscì a salvare l’Olanda dall’inondazione.IV) Alcune delle altre attività svolte durante l’anno:* A gennaio e febbraio, una grande raccolta di firme e di lettere con le associazioni aderenti alla “lista antivivisezione” per fermare la pdl 2157 Della Vedova, già pdl 5445 Schmidt, oggi ribattezzata pdl S53 Tomassini, per la modifica della legge italiana 116/92 sulla sperimentazione animale (vedi sul Notiziario N°14 e 16 le ragioni del nostro totale dissenso su tale pdl). * Partecipazione alla straordinaria e molto stimolante conferenza “Planet Diversity” a Bonn, 4a del ciclo “Ogm free zones”, in cui la “Foundation on Future Farming” ha esteso il suo sguardo ai temi di “Biodiversità, futuro del cibo e dell’agricoltura”.* Consegna a settembre del premio “Scanno per l’ecologia”, istituito dalla Fondazione Tanturri, a Vandana Shiva. Cari amici, vi abbiamo testimoniato in sintesi un importante lavoro svolto anche quest’anno. Ma la situazione economica limita, oggi più che mai, il nostro operato. Gli scarsi mezzi sono il nostro maggiore nemico!
VI RICORDIAMO DUNQUE CHE LA POSSIBILITÀ CHE AVREMO DI AGIRE TEMPESTIVAMENTE, IN UN MOMENTO TANTO SIGNIFICATIVO E GRAVE, DIPENDE DAL VOSTRO AIUTO.
I contributi ad EQUIVITA si possono versare:- alla posta: con un versamento su: c/c postale n° 88922000 intestato a: “Fondo Imperatrice Nuda, Comitato Scientifico Antivivisezionista”, Via P. A. Micheli, 62 - 00197 Roma (e non più l’altro numero di c/c postale)- in banca: con un bonifico sul conto BancoPosta n° 88922000 intestato a: “Fondo Imperatrice Nuda, Comitato Scientifico Antivivisezionista” (ABI:7601,CAB:3200 - IBAN:IT55 N076 0103 2000 0008 8922 000) - con assegno non trasferibile inviato per posta a: "Fondo Imperatrice Nuda - Comitato Scientifico EQUIVITA" via P.A. Micheli, 62 - 00197 Roma (meglio se accompagnato da telefonata allo 06.3220720, ore 9.00 -13:30)
Vi ringraziamo di tutto cuore e vi inviamo i più affettuosi auguri per un felice 2009 !Per informazioni:leggete “Notiziari” e “Comunicati” su http://www.equivita.it/
Fabrizia Pratesi de Ferrariis

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