10 settembre 2009

INFLUENZA IN ARRIVO?


CON OMEOGRIPHI LA PREVENZIONE È NATURALE
A differenza del vaccino, offre una copertura più ampia Milano, agosto 2009 - L’arrivo della nuova “influenza A” sta creando grande allarmismo tra la popolazione, che attende la diffusione sul territorio del vaccino. Non tutti sanno però che il vaccino, pur efficace per proteggere l’organismo da un ceppo ben preciso di virus influenzale, risulta inutile nei confronti di tutte le malattie respiratorie non causate dal virus specifico ma che presentano sintomi simili a quelli dell’influenza, come febbre, tosse, mal di gola, ecc., in sostanza le sindromi parainfluenzali
tipiche delle stagioni autunnali e invernali.

GUNA è l’azienda italiana leader nella produzione e distribuzione di farmaci omeopatici. Da oltre 25 anni, GUNA effettua studi e ricerche seguendo i principi della Medicina Fisiologica di Regolazione, la moderna branca della Medicina che racchiude in sé la tradizione omeopatica e le più moderne acquisizioni della Medicina Convenzionale. Basandosi esclusivamente sull’utilizzo di rimedi di origine biologica, nei Laboratori Guna vengono studiati farmaci dall’efficacia convalidata da studi clinici e privi di effetti collaterali, che agiscono rafforzando le naturali reazioni difensive dell’organismo, rispettando l’equilibro psico-fisico del paziente e puntando a rinforzare il Suo Sistema Immunitario.

Da oltre 10 anni, un’efficace risposta nella prevenzione antinfluenzale è fornita da Omeogriphi.
“Omeogriphi – conferma il dott. Marco Del Prete, Specialista in Nefrologia ed omotossicologo a Milano - stimolando la capacità di autoguarigione dell’organismo, genera cellule del Sistema Immunitario in grado di neutralizzare il virus dell’influenza anche se questo cambia forma (comportamento tipico di questo virus, che lo rende capace di “aggirare” la copertura del vaccino), e nel contempo è in grado di prevenire le malattie respiratorie parainfluenzali. Quando invece l’influenza è già nella sua fase conclamata, altri medicinali si distinguono per efficacia e rapidità d’azione, anch’essi di origine naturale, che abitualmente utilizziamo nella nostra pratica ambulatoriale: Aconitum-Heel, indicato quando ormai i sintomi sono presenti e la strategia terapeutica è volta a ridurre la sintomatologia e a dare sollievo al paziente; Citomix, studiato per proteggere il paziente convalescente da possibili ricadute, e Colostro Noni, particolarmente efficace nel combattere i cosiddetti sintomi intestinali così frequentemente presenti nelle ultime epidemie di influenza stagionale. Questi quattro prodotti – conclude il dott. Del Prete - sono certamente sicuri ed efficaci, e soprattutto privi di effetti collaterali”.
COMUNICATO STAMPA
Ufficio Stampa Guna: Glebb & MetzgerMarco Aurora - maurora@glebb-metzger.it - +39 011 5618236Davide Palmero - dpalmero@glebb-metzger.it - +39 335 8798019

Dalle intolleranze Alimentari alla Nutrigenetica

1° CONGRESSO AINUC

Il 12 Settembre 2009 a Cava de Tirreni (SA) ci sarà la 1° EDIZIONE del Congresso medico “Dalle intolleranze Alimentari alla Nutrigenetica”, Congresso accreditato ECM per le categorie dei medici, biologi, farmacisti e dietisti.
Il Congresso è organizzato dall’ A.I.Nu.C., l’ Accademia Internazionale di Nutrizione Clinica che organizza corsi di Nutrigenetica e Alimentazione e vuole proporre un confronto serio e scientifico sull’argomento, aprendo nuovi orizzonti di discussione e approfondimento alle possibilità che la genetica applicata alla nutrizione mette a disposizione.
Oggi alcuni semplici test sul DNA ci rivelano quelle peculiarità genetiche che sono sensibili alle variabili ambientali, in primo luogo la dieta ed il nostro stile di vita, e che incidono nel bene e nel male sulla qualità della nostra vita stessa.
Ognuno di noi è unico e ciò è dovuto ai nostri geni. Le differenze da individuo a individuo si manifestano sia esteriormente nel nostro aspetto fisico, come il colore dei capelli e degli occhi, sia internamente, ad esempio nella diversa capacità di metabolizzare i nutrienti o eliminare le tossine. Infatti, sebbene condividiamo gran parte del materiale genetico, in ciascun gene vi sono punti di variazione: l’insieme di queste piccole variazioni influenza ciò che siamo e definisce la nostra individualità.
L’aspetto dell’ambiente che ci influenza maggiormente e sul quale possiamo esercitare il maggior controllo, è quello che immettiamo nel nostro organismo con l’alimentazione. Conoscendo meglio l’effetto che i nutrienti hanno sulla nostra particolare costituzione genetica, possiamo esercitare un controllo più effettivo sulla qualità e le nostre aspettative di vita.
Negli ultimi dieci anni sono stati fatti notevoli progressi nello studio dei rapporti tra geni ed ambiente e, da essi è emerso un nuovo territorio della conoscenza: la Nutrigenetica. Grazie ad essa, un gruppo di medici internazionali ha selezionato un gruppo di geni che determinano il modo in cui un individuo reagisce a certi nutrienti essenziali. In tal modo è possibile pensare ad una dieta su misura per la persona, decidendo in base al suo genotipo la qualità e quantità giornaliera dei nutrienti necessari al suo organismo ed indicando le quantità minime e quelle massime per ottenere i massimi benefici.

I geni modificano i nostri bisogni nutrizionali ed il Sistema NutriGene determina quali sono le necessità caratteristiche di ciascuno. Un semplice test genetico rivela le variazioni presenti in venti geni rilevanti per la nutrizione, i risultati sono convertiti in un programma alimentare studiato apposta per i bisogni dell’individuo.

08 settembre 2009

ADOLESCENTI PLUSDOTATI: PICCOLI GENI ITALIANI DISCRIMINATI

COMUNICATO STAMPA DEL 02/09/09
Venerdì CONVEGNO INTERNAZIONALE DELL’UNIVERSITA’ DI PAVIA SU BAMBINI ED

L’Università di Pavia ha attivato il primo laboratorio italiano per bambini ed adolescenti plusdotati: irrequeti, sempre distratti, con un quoziente intellettivo superiore alla media, si annoiano subito, discriminati ed isolati dai coetanei. Vengono confusi con i bambini iperattivi, e a volte sono “curati” con meta-anfetamine e psicofarmaci.
Durante il convegno Luca Poma (giornalista, Giù le Mani dai Bambini) intervisterà Vicenzo Iozzo, l’ex bambino plusodtato che ha crakkato l’iPhone della Apple dimostrando al mondo la vulnerabilità del “melafonino”. Prof. Costa (La Sapienza): “Questi bambini sono ansiosi ed irritabili perché intelligentissimi, e la società non li capisce e li esclude”. Prof. Fabio (Uni Messina): “Troppi giocattoli, troppi vestiti, troppi docenti, troppe attività: i piccoli di oggi sono normalmente sovrastimolati, ma essere plusdotati non è un handicap, è una risorsa”

Pavia – Nella storica aula dell’Università di Pavia dove Ugo Foscolo teneva le proprie lezioni, si terrà domani, venerdì 04 settembre, un convegno internazionale dal titolo “Lo sviluppo del potenziale dei bambini di talento”, anche per meglio presentare il laboratorio universitario che la Facoltà di Psicologia dell’antica e prestigiosa Università lombarda ha attivato su i bambini “gifted” o “plusdotati”.
L’iniziativa, aperta al pubblico, vedrà a confronto alcuni tra i massimi esperti italiani della materia, impegnati in dibattiti e gruppi di lavoro che dureranno l’intera giornata. Nel corso della mattinata, alle h 11:40 circa, Luca Poma, giornalista e portavoce nazionale di “Giù le Mani dai Bambini”, intervisterà Vincenzo Iozzo, il ventenne plusdotato, ex bambino “gifted”, che ha “crakkato” l’iPhone, il diffusissimo “melafonino”, denunciando al mondo la debolezza del telefonino più alla moda, dal quale un cyber-malintenzionato può in poche mosse estrarre dati sensibili e riservati.
“Vincenzo è stato chiamato negli Stati Uniti – ha dichiarato Luca Poma – a ‘deporre’ dinnanzi ad una platea composta dai massimi esperti di sicurezza informatica del mondo, per spigare com’era riuscito, lui, giovane italiano, a violare la sicurezza del fiore all’occhiello della casa di Cupertino. Vincenzo era il classico esempio di bambino plusdotato: non sempre riusciva a condividere con i compagni i suoi interessi, si sentiva “diverso”, ma ha saputo canalizzare con successo queste sue caratteristiche. Purtroppo non è sempre così, spesso questi piccoli prodigi vengono condannati dagli adulti - che non li comprendono - ad una vita difficile ed a volte dipendente da psicofarmaci”.
“E’ vero – conferma il Prof. Emilia Costa, Professore Emerito di Psichiatria dell’Università La Sapienza di Roma – le maggiori capacità del bambino non vengono riconosciute, apprezzate ed accettate dalla famiglia e dalla scuola, e si attiva un conflitto tra il bambino ed il suo ambiente, con comportamenti disobbedienti od oppositivi di disattenzione e sintomi di ansia ed irritabilità. Quando questi bambini vengono erroneamente classificati come iperattivi, spesso la strada è segnata: stigma, visite psichiatriche, psicofarmaci”. Il Prof. Rosa Angela Fabio, cattedra di Psicologia Generale all’Università di Messina ed esperta di plusdotazione, aggiunge: “La società d’oggi ha ritmi forsennati, la giornata è piena, troppo piena, c’è troppo di tutto, e questo non aiuta ad una formazione equilibrata del carattere dei più piccoli.
I bambini plusdotati poi arrivano più velocemente dei loro coetanei alla fine di un processo mentale, poi ‘spengono’ l’attenzione, si distraggono, si annoiano, diventano enigmatici ed impossibili da capire agli occhi di noi adulti, e la possibilità che un comportamento del genere venga medicalizzato è concreta”.
“Per questo – conclude la Dr. Anna Maria Roncoroni, del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Pavia – abbiamo deciso di attivare un laboratorio sulla plusdotazione che è all’avanguardia in Italia ed in linea con quanto esiste già in Europa. E’ sempre più necessario ‘saper distinguere’, e garantire un approccio scientifico tale da dare risposte ai molti interrogativi che le famiglie dei bambini ‘gifted’ si pongono quotidianamente, e che troppo stesso restano senza risposta”

Il convegno durerà dalle h 08:30 alle h 18:00, presso la sede dell’Università di Pavia in Strada Nuova n° 65.

Per media relation: 337/415305 – portavoce@giulemanidaibambini.org

Sperimentazione animale: nuovi traguardi

Si è concluso il 3 settembre 2009 a Roma, all’Hotel Cavalieri Hilton, il “VII Congresso mondiale sui metodi alternativi e l’uso di animali nelle scienze biomediche”.
Diversamente dalle sei edizioni precedenti – nelle quali la ricerca dei metodi alternativi sembrava un mero paravento utile a lasciare ogni cosa inalterata – quest’ultima, settima edizione, ci obbliga a scrivere un commento per il nuovo clima che abbiamo respirato. Un chiaro riconoscimento del fallimento della “politica delle 3R” (Ridurre, Raffinare, Rimpiazzare) è venuto da alcuni relatori (tra i quali, nella sua relazione di chiusura, uno dei promotori più anziani di tale politica, Alan Goldberg).
Va detto tuttavia che nonostante ciò le 3R hanno continuato ad essere, come per il passato, un riferimento costante (una specie di sigla di fondo che rimane in vita, anche se ormai priva di credibilità). Il vero tema dell’incontro è stato, ed è questo che ha reso il VII Congresso diverso dai 6 precedenti, il “cambiamento epocale” riguardante il futuro della tossicologia (in cui le prove su animali verranno sostituite principalmente da metodi in vitro), annunciato nel 2007 dall’Accademia delle Scienze statunitense attraverso il suo Consiglio Nazionale delle Ricerche nel documento “Toxicity Testing in the 21st Century: A Vision and a Strategy”. In altre parole è stato per la prima volta riconosciuto che:1-) la riduzione della sperimentazione su animali per ragioni etiche (rappresentata dalla politica delle 3R) non ha fino ad oggi recato risultati positivi;2-) la sostituzione della sperimentazione animale con metodi alternativi non è solo indispensabile per ragioni contingenti (tempi e costi della ricerca tossicologica), ma anche per ragioni strettamente scientifiche.
Pur essendo stati molto brevi i suoi due interventi di inizio e fine convegno, l’ispiratore di questo nuovo clima è in grande parte Thomas Hartung, già direttore dell’ECVAM, Centro Europeo per la Validazione dei Metodi Alternativi, e oggi direttore del CAAT, Centro per i metodi alternativi alla sperimentazione animale dell’Università Johns Hopkins degli Stati Uniti.All’importante articolo “Tossicologia per il XXI secolo” da lui pubblicato su Nature (9/07/09), da noi descritto come un grande passo avanti verso la fine dei test su animali, Hartung è riuscito a far seguire, alla vigilia del Congresso mondiale di Roma, poco più di un mese dopo (27/08/09), un nuovo importante intervento sulla stessa prestigiosa rivista, scritto in collaborazione con Costanza Rovida, chimica italiana. Nel nuovo articolo Hartung prende di mira il regolamento europeo REACH sulla valutazione delle sostanze chimiche.
Il titolo è, infatti: “I legislatori europei si sono spinti troppo oltre: i costi in vite animali e in euro del regolamento europeo Reach stanno lievitando e richiedono una moratoria per alcuni test di tossicità”. Hartung spiega che le sostanze da testare sono passate dalle 29.000 delle stime iniziali alle attuali 143.000, ma che si assesteranno probabilmente su di un numero compreso tra 68.000 e 101.000. I costi, da parte loro, lieviteranno fino a 9,5 miliardi di euro, aumentando di sei volte rispetto alla cifra preventivata, e le cavie animali utilizzate negli esperimenti raggiungeranno quota 54 milioni.
L’allargamento dell’Unione Europea da 15 a 27 Stati membri ha un peso in questa vicenda, ma va soprattutto tenuto conto del fatto che il 90% degli animali e il 70% dei costi di Reach sono legati ai test di reprotossicità (tossicità riproduttiva) e che per questi test è stato di recente imposto l’obbligo di studiare due generazioni di due distinte specie animali.
“Investire nei metodi alternativi è dunque una necessità urgente”, dice Hartung, che propone una moratoria sui test di reprotossicità fin tanto che non vengano validate metodiche alternative, lasciando in vigore l’obbligo soltanto per le sostanze maggiormente a rischio. Insieme a questi argomenti si sono fatte sempre più strada le critiche al modello animale, in quanto scarsamente predittivo. Alan Goldberg ha dichiarato che il futuro della tossicologia è nello studio delle cellule umane e che entro 20 anni l’uso della sperimentazione animale per valutazioni di tossicità verrà considerato un relitto del passato. Hartung sostiene che l’Europa ha perso un’occasione unica, con REACH, per attuare dall’alto un totale e indispensabile rinnovamento della tossicologia (“non sprecare una simile occasione” era stata la sua raccomandazione già in un’intervista su Nature dell’11/10/06 quando il testo era in discussione).
Egli ritiene, tuttavia, che l’inevitabile cambiamento verrà in tempi relativamente brevi dalla base dei ricercatori e degli istituti, costretti a risolvere problemi che il modello animale non è in grado di risolvere e che l’Europa seguirà la strada aperta dagli Stati Uniti … Hartung spiega che negli Stati Uniti sta, infatti, avvenendo l’inverso. Grazie alle istituzioni più autorevoli del continente, il passaggio dai test su animali alla tossicologia dei nuovi metodi, si sta attuando dall’alto e con ben maggiore impatto sulla pratica di laboratorio, grazie (vedi i nostri comunicati degli ultimi due anni) al NRC, all’EPA, al NIEHS, ecc., che hanno dato vita ad un piano quinquennale di ricerca tossicologica cellulare.I due movimenti (statunitense ed europeo), che perseguono comunque lo stesso obiettivo, si fonderanno perché vedranno i loro cammini incontrarsi. Per accelerare questo processo è stata costituito il Gruppo di ricerca transatlantico per la tossicologia. La domanda che alcuni fanno a Hartung con un certo rancore: perché questo impegno non lo ha espresso all’ECVAM, negli anni in cui ne è stato il direttore? La risposta è sibillina: perché l’ECVAM, egli dice, quale organismo politico, non può agire nello stesso modo!Certo avremmo desiderato che la nostra opinione, oggi divenuta quasi opinione ufficiale, fosse stata ascoltata prima e che un maggior numero di vite umane e animali fossero state in tal modo salvate. Accettiamo, comunque, la sua risposta per il timore di compromettere il futuro rovistando nel passato … e ci congediamo da lui con un saluto amichevole.
Tante nostre speranze sono oggi riposte in lui! “Come tossicologo dichiaro che non vi e’ alternativa a REACH, ma allo stesso tempo che non vi può essere REACH senza metodi alternativi”.
Thomas Hartung
Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. + 39. 06.3220720, + 39. 335.8444949
Indirizzo e-mail: equivita@equivita.it
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